giovedì, 04 giugno 2009

Emigrazione va di pari passo con sfruttamento delle risorse naturali di un dato luogo. Quest'affermazione è particolarmente vera per l'Africa che, pur essendo un continente immensamente ricco di risorse naturali continua a collocarsi ai limiti della classifica mondiale della povertà, con tassi di mortalità, soprattutto infantile tutt'ora spaventosi: basti pensare che secondo il rapporto Unicef pubblicato nell'agosto dello scorso anno, solo nel 2006, ne sarebbero morti 5 milioni; difficilmente questi bambini raggiungono il quinto anno di vita.
I problemi sono legati alla cattiva nutrizione, alla mancanza di elementari norme igienico-sanitarie, a malattie anche banali, ma che in assenza di cure adeguate portano alle conseguenze più tragiche, alla carenza di acqua potabile.
Ed è proprio l'acqua potabile ( già notevolmente scarsa) uno dei principali vettori di mortalità infantile. In particolare poi quando quell'acqua oltre ad essere normalmente inquinata è anche fortemente radioattiva. Come si evince dai dati relativi al Niger.
Nello scacchiere internazionale dei paesi fornitori di materie prime, il Niger abbonda di uranio, materia prima che, alla luce della scarsità di petrolio ormai accertata, sta suscitando una serie consistente di appetiti, sia da aprte delle potenze occidentali che da parte di quelle emergenti: nello specifico, Cina e India.
Finora i primi tre grandi produttori di uranio sono l'Australia, il Kazakhstan e il Canada, 10 paesi in tutto, con il Niger che fino a qualche anno fa occupava solo l'ottavo posto, con 225459 tonnellate contro 1.143.000 dell'Australia.
Un trend che però, come dimostrano le notizie più recenti, è destinato a salire grazie all'esplorazione e alla scoperta di nuovi giacimenti. Così laddove un tempo c'erano pascoli e villagi, a breve potrebbero sorgere nuove miniere.
La guerriglia tuareg che da un po' di tempo a questa parte infiamma il paese è legata a filo doppio alla qusetione: da una parte c'è la difesa del territorio e dei villaggi, dall'altra la richiesta che una parte dei proventi ricavati dallo sfruttamento delle miniere possa essere investito per il benessere delle comunità locali. Cosa che al momento non avviene. Il Niger si colloca infatti ai primi posti nella classifica della povertà mondiale e delle morti provocate dalla fame.
Questione di carattere umanitario che, appena un mese fa, aveva prodotto una breve, quanto inefficace interrogazione parlamentare in sede europea da parte di Marie Anne Isler Béguin.
In essa si faceva riferimento alla devastazione ambientale e sanitaria a cui il paese viene sottoposto a causa dello sfruttamento delle miniere di uranio. L'estrazione implica in primis lo sfruttamento di ingenti quantità di acqua, che vengono dunque sottratte all'uso civile in un paese che è già ampiamente desertico. Le falde freatiche risultano per la maggior parte contaminate, come è contaminato il suolo e l'aria. Nessuna norma di sicurezza per la popolazione e per i lavoratori che  si trovano a stretto contatto con scorie radioattive lasciate a cielo aperto. Le molteplici denunce piovono da parte delle diverse associazioni ambientaliste e ONG, soprattutto farncesi.
Si, perchè la Francia continua ad essere tutt'ora il partner privilegiato per la regione africana. Con l'accordo stretto il 5 gennaio, l'Areva, grande multinazionale che opera nel campo dell'energia, la Francia si è aggiudicata la possibilità di mettere mano ad un nuovo giacimento, quello di Imouraren, la più grande miniera del paese, e stando a quanto dichiarato dalla stessa Areva, la seconda al mondo.
Si moltiplicano dunque le preoccupazioni per lambiente e per le popolazioni locali, sfruttate ed esposte alla contaminazione, mentre Areva, continua a stringere intese commerciali in giro per il mondo. Recentemente si è aggiudicata un contratto da 100 mln di euro con la Cina per la fornitura di sistemi di trasmissione a corrente continua ad alta tensione (Ccht) per i progetti di interconnessione elettrica tra la zona di Ningdong à Shangdong e qualla vicino a Shanghai. 
Ma la Cina non è la sola ad aver siglato accordi con Areva. Tramite il memorandum siglato tra Enel  e EDF, si creano i presupposti di un accordo per la realizzazione di 4 centrali nucleari in Italia, dopo un accurato monitoraggio e la portata a termine dell'iter legislativo... non un accordo vero e proprio dunque, come ha tenuto a precisare qualcuno, ma un preambolo per un accordo futuro che prevederebbe l'installazione di 4 centrali a tecnologia EPR, forniti dalla ben nota Areva, che, in una nota si dice "onorata della fiducia che le accordano i suoi due grandi clienti".
Anche l'Italia dunque cliente di Areva e complice dello sfruttamento di uranio in Niger, di cui, qualora si realizzasse il sogno berlusconiano del nucleare, diverremmo anche beneficiari, viste le esigue risorse di uranio presenti nel nostro paese.
Enorme circolazione di ricchezze tutto a vantaggio della multinazionale francese, fino a un anno fa quasi al collasso.
Ma c'è anche un altro aspetto, che qualcuno comincia a far emergere, ovvero la relazione esistente tra lo sfruttamento indiscriminato delle risorse minerarie e le tratte illegali dell'immigrazione clandestina. Il nesso viene chiaramente raccontato nel film documentario di Fabrizio Gatti, intitolato
“La via di Agadez”. Il viaggio di Gatti nel Niger conteso documenta attraverso il racconto visivo e la narrazione, la fuga dei disperati in cerca di un futuro migliore, spesso il triste epilogo a causa del controllo imposto dall'esercito alla frontiera, la corruzione, la difficile traversata verso la Libia, i sogni di chi vorrebbe arrivare in Europa, sbarcando a Lampedusa, magari, per dopo continuare.
In questo “gioco” un ruolo importante, denuncia il giornalista, è svolto anche dal leader libico, Gheddafi, che, in qualità di presidente in carica dell'UA, il 14 marzo di quest'anno, propone al presidente nigerino, l'amnistia per i tuareg in rivolta che vogliano deporre le armi. La guerra, che stando alle accuse lanciate da più parti, sarebbe stata finanziata dalla Francia stessa, per rendere la zona politicamente instabile e scoraggiare così i concorrenti internazionali, non ha più motivo di essere, in cambio la possibilità per molti di quegli stessi tuareg e per molti libici di arricchirsi con il traffico di uomini...
Accolta la proposta di Gheddafi, Sarkozy vola a Niamey per siglare l'accordo definitivo con il Niger. Una triangolazione quasi perfetta, me che qualche falla comincia a presentarla portando a formulare non pochi interrogativi. Primo fra tutti: qual'è il senso di un accordo bilaterale Italia- Libya per bloccare l'immigrazione clandestina quando è la Libya stessa a favorirla per andare incontro agli interessi francesi?
Agadez rappresenta infatti il punto di smistamente per l'80% degli immigrati africani diretti poi in Libia, una vera e propria miniera d'oro per chi gestisce quei traffici, a prescindere da come si concluderà il loro viaggio.
Un'ipotetica risposta si trova già nell'inchiesta di Gatti: “ Abbiamo saputo- racconta un passatore      tuareg al giornalista- che l'Italia investirà in Libia 5 miliardi di dollari. Apriranno cantieri, ci sarà lavoro. Avranno bisogno di manodopera e noi gliela portiamo. Se poi qualcuno vuole proseguire il viaggio in Europa, dal nostro punto di vista è normale. Grazie all'immigrazione clandestina potrebbe addirittura essere firmata la pace. È l'unico punto su cui esercito del Niger, esercito libico, ribelli tuareg e noi tuareg esterni alla ribellione andiamo d'accordo".

postato da: zonediconfine alle ore 15:12 | Permalink | commenti
categoria:libia, francia, immigrazione, nucleare, niger, uranio
lunedì, 01 giugno 2009

Recentemente circolano sul mercato strane droghe sintetiche.. sembra che i loro effetti riescano a stravolgere la visione della realtà a tal punto da capovolgerla completamente, gli studiosi si stanno ancora arrovellando per capire di cosa si tratti esattamente.
Al momento sono state individuate solo le cosiddette categorie a rischio, ovvero soggetti, potenzialmente più esposti alla dipendenza da questo nuovo tipo di sostanza psicotropa.
I soggetti in questione appartengono alla classe medio-alta, hanno un buon grado di istruzione, e un tenoe di vita classificabile come "normale". Un'età media tra i 35 e i 60.

Effetti registrati sul campione esaminato:

1) In alcuni è stata riscontrata la tendenza ad associare il premio Nobel per la pace alla figura di Silvio Berlusconi; sembra che a lungo andare questa tendenza potrebbe degenerare, alcuni lo avrebbero associato al soglio pontificio;

2) In altri soggetti, di area mediterranea, invece le associazioni riguraderebbero storici leader della zona, tanto da portare all'attribuzione di una laurea Honoris causa in diritto all'ex generale Mohammad Gheddafi;

3) Nel centro Italia la situazione si differenzia, tanto da far coincidere Licio Gelli con Eugenio Montale. In questo caso,è stato riscontrato che l'umidità è un fattore determinante.

Alcuni ipotizzano che la prossima tendenza potrebbe comportare l'attribuzione del Commissariato per la tutela dei diritti umani all'attuale Ministro degli interni Maroni.

postato da: zonediconfine alle ore 17:48 | Permalink | commenti
categoria:media, , gheddafi, medioriente, berlusconi
mercoledì, 13 maggio 2009

“Su questi barconi di migranti non vi sono richiedenti asilo...” con queste parole il premier ha voluto liquidare la questione sollevata dall'alleato, nonché presidente della Camera Gianfranco Fini, che in questa fase non ha smesso di alzare la voce, contro le scelte effettuate in termini di politiche migratorie dal Ministro leghista e sostenute a spada tratta dal Governo. L'affermazione del premier si presta, tuttavia a una duplice smentita: in primo luogo nessuno si è preoccupato di verificare ne la nazionalità ne l'identità delle persone che si trovavano su quei barconi giacchè il respingimento (parole che poco piace a Berlusconi ma che descrive esattamente quanto sta avvenendo) è avvenuto nell'immediato, in secondo luogo i dati statistici a cui fa riferimento non sembrano collimare con quelli ufficiali. Stando infatti ai dati resi pubblici a marzo di quest'anno dal Centro Astalli ( forniti dalla Commissione Nazionale per il Diritto d’Asilo) e relativi all'anno precedente, le richieste di asilo nel nostro paese avrebbero subito una flessione del 100%.
Nel 2008 le istanze pervenute ammontano a  31.097, di queste  1.695 hanno visto riconosciuto il diritto di asilo, mentre a 7.054 è stata riconosciuta la protezione sussidiaria ( status, al pari di quello di rifugiato, che viene riconosciuto dalla Commissione territoriale competente in seguito alla presentazione di domanda di protezione internazionale e rilascia un permesso di soggiorno di tre anni contro i 5 di un rifugiato), 10.232 le domande ancora in attesa di esame, a cui si aggiungono le richieste rimaste in sospeso per l'anno 2007, 544, a fronte delle 1.408 approvate.
In occasione della giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno, l'UNHCR, lo scorso anno aveva reso noto che attualemnte gli sfollati nel mondo ammontano a 40 milioni di individui in fuga da guerre, dittature e conflitti, di questi 26 milioni sarebbero sfollati interni mentre altri 11 milioni sono a tutti gli effetti “senza terra”, in cerca di quella protezione umanitaria che sempre più difficilemnte viene concessa. Secondo quanto denuncia la Caritas italiana, 4 migranti su 10 si vedono negare lo status di rifugiato, il motivo risiederebbe anche nella procedura impiegata: “ Il diniego- spiega Le Qyen Ngo Dilh, responsabile della Caritas nella capitale- può avvenire per vari motivi e la stessa casistica, anche a livello europeo, è davvero eterogenea. Tuttavia è comune a tutti il forte stress dei candidati al momento dell’audizione; le persone sono molto emozionate e rischiano di far confusione, il colloquio dura spesso meno di 20 minuti, un tempo in cui i migranti devono rivivere gravi traumi, farlo in modo autentico senza però avere prove che documentino i drammi vissuti.”
Lo scorso anno in Italia a richiedere asilo politico sono stati cittadini provenienti dalla Nigeria (5.333), Somalia (4.473), Eritrea (2.739), Afghanistan (2.005) e Costa d’Avorio (1.844), facendo dell'Italia il quarto paese al mondo per le richieste pervenute.
Il motivo, secondo Laura Boldrini, starebbe nella nostra vicinanza, soprattutto geografica, alle zone di guerra e conflitto nel mondo.
Ma non sono solo i confitti e le guerre a spingere alla fuga: bisogna infatti considerare il sempre più ampio fenomeno dei mutamenti climatici, la desertificazione ( per esempio) che crea nuove ondate migratorie e causa carenza naturale di cibo ( in luoghi in cui l'agricoltura e la pastorizia sono ancora le attività primarie) e dunque impossibilità di sostentamento, nonché le catastrofi naturali che in questi ultmi anni hanno drammaticamente segnato le aree più povere del pianeta mietendo morte e distruzione.
Il riferimento, poi, alle cifre ingenti pagate dai migranti per raggiungere le nostre coste lungi dall'essere letto come frutto di un'organizzazione criminale di cui gli stessi migranti sarebbero “complici” ( rimettendoci di tasca propria, poi) rappresenta invece una delle tante piaghe contemporanee, quella “tratta umana” duramente condannata nel documento Durban II e non sottoscritta dal nostro paese.

postato da: zonediconfine alle ore 14:08 | Permalink | commenti
categoria:sicurezza, , immigrazione, rifugiati, pacchetto sicurezza
venerdì, 24 aprile 2009

E' proprio vero che se c'è una cosa in cui gli italiani meritano il primato quella è sicuramente la creatività. Ma, si sa, le declinazioni in questo campo possono essere molteplici, per cui si spazia dall'arte, alla moda, al design, alla finanza (nota quella tremontiana), fino alle ordinanze pubbliche. L'ultimo sport nazionale in cui sindaci, amministratori, regioni stanno dando veramente il meglio di loro stessi è rappresentato dal fronte dei “divieti” tanto da meritare nell'estate dello scorso anno, addirittura un ampio reportage sull'edizione on-line del celebre The Guardian, una sorta di guida turistica “al divieto” per evitare che i poveri vacanzieri si imbattano senza saperlo in super-multe con tanto di rimbrotto da parte della polizia municipale.
Lo spunto viene dalla notizia, riportata l'altro giorno sui principali quotidiani nazionali: in Lombardia d'ora in poi sarà vietato mangiare cibi in strada.
Quindi se andate a Milano, per esempio, ricordate di mangiare in albergo prima di uscire a fare una passeggiata e... che non vi venga in mente di prendere un gelato e gustarlo in piedi sul marciapiede, men che meno si tratti di un kebab, l'ordinanza è stata fatta apposta (proposta dalla Lega), le sanzioni pecuniarie potebbero arrivare fino 3 mila euro ( per i commercianti)... “ Allora mi siedo sulla panchina...” potrebbe rispondere il povero malcapitato. Ipotesi plausibile nella misura in cui l'ordinanza non imponesse anche le'leiminazione delle stesse al di fuori degli esercizi commerciali.
Del resto già da qualche tempo le panchine non sono esattamente quell'agognato luogo di ristoro all'interno della giungla urbana. A Verona per esempio sono state “divise” in maniera tale che nessuno ci si possa sdraiare per schiacciare un pisolino, e a Novara bisogna assolutamente evitare di dare appuntamento a due amici dopo le 23.30 per sedersi su una panchina in un parco pubblico... non si sa mai cosa potrebbero fare tre persone dentro un parco dopo le 23! Magari progettare un colpo di stato.
Vabbè, si può anche fare a meno delle panchine e decidere di sedersi sui gradini! In Italia è pieno di gradini di tutti i tipi, spigolosi e non... E invece, tac ecco che, come a Reggio Emilia, si fa ricorso addirittura a una circolare emanata dal ministero degli interni che vieta esplicitamente di sedersi sui gradini di edifici monumentali che siano chiese, fontane, palazzi.
Insomma: chi decide un tour cittadino si deve mettere bene in testa di attrezzarsi di scarpe comode e camminare, preferibilemnte da soli o meglio in compagnia di amici. Perchè anche la compagnia di un/a fidanzato/a potrebbe comportare qualche inconveniente.
Infatti se state a Verona o vi trovate di passaggio a Eboli ( esplicitamente in macchina) con il vostro partner non vi passi per la testa l'idea di scambiarvi qualche effussione amorosa ( tipo un bacio). Anche in questo caso rischiereste una bella multa.
Qualora decideste invece di trasferirvi a Firenze, metter su famiglia e quì prender casa, ricordate che i vetri si lavano entro le 9.30 del mattino, è una questione di decoro!
Invece se già in compagnia della prole sceglieste di trascorrere un soggiorno estivo a Eraclea (VE), legate il bambino prima ancora che concepisca l'idea di fare un castello di sabbia, mica vorrete ritrovarvi di fronte l'omino che lo distrugge e dover consolare gli strilli del sogno infantile abbatutto!
E... ciliegina sulla torta, non vi venga in mente di chiedere una cannuccia a Bacoli (NA)lo sanno tutti che bere con le cannucce comporta la diffusione di “infezioni gastro-intestinali” molto contagiose anche...lo dice il sidaco!
A questo punto però sorge un dubbio: il divieto di far ricorso a sostanze stupefacenti non valeva per tutti?

postato da: zonediconfine alle ore 12:42 | Permalink | commenti
categoria:lombradia, legge anti-ebab
giovedì, 23 aprile 2009

Scorrazzando tra testate nazionali e internazionali (versione on-line), il discorso del presidente iraniano Ahmadinejad, sembra tener intensamente banco solo presso quelli italiani. Si sprecano commenti e condanne, da chi afferma senza ombra di dubbio che l'Italia ha fatto bene a non partecipare alla conferenza internazionale Durban II a chi invece non fa altro che condannare le parole del presidente iraniano tributando immutata solidarietà all'amico Israele.
Tuttavia, a guardare le riprese effettuate durante l'uscita per protesta da parte dei delegati della UE, non si può ignorare che le parole di Ahmadinejad siano state accompagnate anche da calorosi applausi e dunque non abbiano sconvolto più di tanto la maggior parte dei presenti, che evidentemente non ha ritenuto completamente visionarie e illogiche le invettive rivolte contro le politiche razziste attuate da Israele nei confronti del popolo palestinese. Il riferimento a Gaza è stato oltremodo esplicitato in un ulteriore passaggio, in cui si sottolineava il silenzio complice e colpevole della Comunità internazionale. Dato questo assolutamente inconfutabile: ci sono volute settimane perchè si registrasse una timida e inefficace condanna rispetto alla sanguinosa offensiva denominato Piombo fuso.
Il presidente iraniano pur non citando mai nello specifico lo stato in questione, ha invece tirato in ballo il sionismo, e contrariamente a quanto era circolato sui media subito dopo, non ha mai fatto riferimento alla distruzione dello stato di Israele e tanto meno ha fatto riferimento, anche solo velatamente a teorie di carattere negazionista rispetto all'Olocausto. Passaggio sottolineato in una nota ufficiale dalla stessa Santa sede, che al contrario di molti altri ha deciso di non abbandonare la sala durante il discorso di Ahmadinejad. “ Il punto che il Presidente dell'Iran ha affrontato - ha spiegato mons. Tomasi - e' quello del razzismo dello stato d'Israele verso i palestinesi, ma egli non si e' espresso contro l'Olocausto, non ha negato questo fenomeno storico tragico, non ha menzionato la distruzione d'Israele o l'eliminazione di questo Stato. Per questa ragione abbiamo deciso con altri Paesi europei, tutti i Paesi dell'America Latina con la totalita' dei Paesi africani e asiatici, di restare nella Sala per affermare questo diritto della liberta' d'espressione che e' parte della battaglia che noi abbiamo combattuto qui per cambiare il documento finale di questa conferenza di Durban 2.”
Libertà di espressione, e necessità di non chiudere il dialogo, anche di fronte a dichiarazioni di carattere estremista, questa la motivazione addotta anche dalla Francia che dall'inizio non ha voluto far parte del clan del boicottaggio, ma per voce del suo ministro degli esteri, Kouchner, ha anzi sottolineato come loro rimarranno fino alla fine, fino al voto della bozza di documento preparato e che risponde in pieno ai convincimenti e agli sforzi maturati finora nella lotta contro il razzismo. “... ci sono 192 paesi all'interno dell'ONU- ha dichiarato Kouchner su Le Monde-  non gli si può impedire di parlare.” E la stessa amministrazione americana, pur rigettando le dichiarazioni anti-sioniste non ha voluto chiudere i canali diplomatici con Teheran, segno del deciso cambiamento di strategia messo in atto da Obama.
Nel complesso il documento che Durban II si prepara a ratificare ha accolto le richieste di paesi come Israele, gli USA, la Germania, l'Italia eliminando lo specifico riferimento al contesto mediorientale e alla situazione palestinese, ma non ha potuto evitare che essa venisse tirata in ballo durante uno degli interventi, cosa non solo prevedibile, a dir poco scontata.
Ma c'è forse dell'altro. L'ipotesi, avanzata da qualche testata, e non priva di fondamento, è relativa agli altri contenuti della bozza: la reale motivazine che avrebbe spinto diversi paesi fra cui il nostro a boicottare la conferenza sul razzismo potrebbe essere dovuto non tanto e non solo a una spiccata solidarietà con l'amico israeliano, quanto piuttosto a quell'ampia e articolata Quinta sezione ( la più vasta nel documento) che fa specifico riferimento alle nuove forme di razzismo, anche legalizzate, che coinvolgono migranti, richiedenti asilo, minoranze etniche, linguistiche, o religiose, popolazioni indigene.
La quinta sezione che va dal paragrafo 51 al 143 invita esplicitamente i singoli paesi a fare attenzione all'insorgere di nuove forme di razzismo nei confronti degli immigrati, condanna la xenofobia e la discriminazione qualora essa sia avallata anche da leggi dello stato e auspica dunque che le suddette leggi vengano annullate o quanto meno riviste in nome dell'implementazione dei diritti da parte di categorie a rischio. Il paragrafo 60 invita gli stati a punire le pratiche razziste di gruppi neo-fascisti o neonazisti. Il 67 fa appello affinchè la guerra al terrorismo non si trasformi in una palese violazione dei diritti umani ( come non cogliere gli evidenti riferimenti alla politica finora adottata dagli States?). Il 70 invita ad abbattere le barriere che impediscono una reale partecipazione da parte delle minoranze e delle popolazioni indigene alla vita politica e sociale del paese in cui vivono ( qui è d'obbligo invece richiamare l'attenzione sulle discriminazioni subite dagli aborigeni in Australia, paese che ha disertato la conferenza). Si va avanti su questa scia, invitando i singoli stati a non utilizzare atteggiamenti discriminatori e a impedirli qualora questi si verifichino in ambito politico o anche mediatico, a non avallare politiche migratorie incompatibili con il rispetto dei diritti umani... si fa appello alle parternership da stabilire con i paesi di proveninenza o di transito ma sempre purchè si rispettino i diritti succitati ( forse il patto bilaterale con la Libia stretto dall'Italia non rientrerebbe in una simile definizione).
Il paragrafo 84 è invece dedicato alle discriminazioni che continuano ad essere subite da parte di Sinti, Rom, Gypsi e Camminanti, con un invito esplicito a fornire “una speciale protezione alle vittime”.
Ma si parla anche delle discriminazioni femminili, dello sfruttamento sessuale a carico di donne e bambini, di lavoro minorile, di dicriminazioni che colpiscono malati di AIDS e della necessità di estendere il diritto alle cure mediche in ogni parte del mondo.
Di particolare interesse il paragrafo 99 in cui invece ad essere condannato è qualsiasi gruppo o organizzazioone che inciti all'odio, alla superiorità di razza, o gruppo, o colore o etnia spingendo all'odio razziale o religioso. Un simile gruppo dev'essere dichiarato illegale. La domanda a questo punto sorge spontanea: come la metteremmo con la Lega e con le sue manifestazioni anti-Islam?
Altra nota interessante è la condanna della pratica di “profiling” su base etnica. La storia delle impronte digitali non è troppo lontana.
Insomma di elementi tali da far sorgere un po' di mal di pancia anche all'interno del nostro Governo ce ne stanno, anche tenendo conto di questa breve  ( e assolutamente sommaria) panoramica all'interno della bozza di documento presentata a Durban II, che, pur non avendo natura vincolante rappresenta comunque un impegno da parte dei singoli stati firmatari.
Se si vuol andare avanti con la storia dell'antisemistimo, quale “paravento” per giustificare la defezione, si faccia pure, sebbene esso venga duramente condannato nella bozza e ampio risalto venga dato alla memoria dell'olocausto ( unico genocidio citato)... un confronto reale col testo fornisce invece chiavi di lettura decisamente altre.

postato da: zonediconfine alle ore 11:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 13 marzo 2009

I dati resi noti oggi dall'Associazione nazionale Telefono rosa dovrebbero portare a nuovi livelli di allarme per quanto concerne la sicurezza delle donne. Infatti, pur non contraddicendo quelli relativi agli stupri, forniti quasi un mese fa dal Minitero delle pari opportunità che evidenziava un calo considerevole, pari all'8,4% nel 2008, rispetto al 2007, evidenziano un aspetto troppo spesso dimenticato, o comunque taciuto dalla maggior parte dei media: il fenomeno delle violenze domestiche.
Stando alle segnalazioni ricevute lo scorso anno, in concomitanza con il ventennale dell'associazione, risulta infatti un sensibile aumento del fenomeno della violenza all'interno delle mura domestiche: 1.744 richieste di aiuto ( di cui  1.457 italiane e 287 straniere) contro le 1.492 del 2007. Nel 52% dei casi l'autore della violenza è dunque il marito o il partner, in ogni caso una persona conosciuta. La violenza sulle donne non è dunque diminuita, ma aumentata, il punto è che ha molta meno visibilità.
Casi simili difficilemnte possono approdare alle pagine della cronaca o infiammare i palinsesti televisivi: la privacy in questi casi è condizione indispensabile affinchè altre donne trovino ill coraggio di denunciare apertamente.
Un'indagine Istat condotta nel 2007 su un campione di 25.000 donne aveva evidenziato che solo il 7,5% delle donne che subivano violenza all'interno delle mure domestiche aveva anche il coraggio di denunciare, mentre nel caso di stupro subito dal marito o dal partner la percentuale si abbassava al 5,3%.
Un altro dato preoccupante approda alle agenzie giusto la scorsa settimana, e proviene direttamente dal CSM.
In seguito alla segnalazione dell'associazione “ Donne in rete contro la violenza” il CSM è stato costretto ad aprire un fascicolo di inchiesta.
In seguito ad uno studio condotto su 28 città italiane a partire da Milano, Roma, Palermo e Napoli fino a piccoli centri come Tivoli, risulterebbe infatti che le donne che subiscono maltrattamenti o violenze sessuali in famiglia vengano spesso scoraggiate a denunciare tali episodi dalle forze di polizia che dovrebbero invece tutelarle.
Nella delibera del Csm si sottolinea, dunque, come ci sia una "insufficiente sensibilita' da parte delle forze di polizia nel momento della raccolta della denuncia per maltrattamenti in famiglia". E il fenomeno si manifesta "con il tentativo di dissuadere la donna a presentarla, con la minimizzazione della vicenda e la comunicazione dell'iniziativa al soggetto denunciato per attuare un tentativo di conciliazione inopportuno anche per possibili ricadute negative sul piano della protezione della vittima".
Con dati simili impossibile giocare la carta del sensazionalismo, mentre continua a rimanere invece alta l'attenzione sul binomio “rumeni-stupratori” e si moltiplicano le illazioni su possibili complici, coperture, confessioni e smentite da dare in pasto ad un pubblico ormai assuefatto alla notizia formato televisivo.

postato da: zonediconfine alle ore 12:30 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 02 marzo 2009

di Nello Trocchia*
Aveva denunciato la mancanza di sicurezza sul lavoro, aveva denunciato le condizioni nelle quali  gli operai erano costretti a lavorare. Aveva perché Salvatore Palumbo è stato licenziato dalla Fincantieri di Palermo nell’agosto 2007 e da allora ha intrapreso una lunga ed interminabile lotta per il reintegro. Una storia di sicurezza negata, prevaricazione e disperazione che arriva dalla Sicilia.

Salvatore aveva iniziato a lavorare a 17 anni nel nord Italia. “ Sono cresciuto professionalmente nel settentrione maturando una esperienza professionale nel settore carpenteria e saldatura”. Salvatore torna in Sicilia, nella sua isola, nel 2001 quando viene assunto ai cantieri navali di Palermo. Salvatore ha iniziato subito la sua battaglia, quello che vedeva non gli andava giù. “ A pochi mesi dalla mia assunzione notai che nei blocchi di lavorazione gli operai non potevano andare in bagno e espletavano lì i loro bisogni”. I rapporti dopo quelle denunce con i vertici aziendali iniziavano ad incrinarsi. C’è un altro passo nel racconto di  Salvatore che porta alla presa di consapevolezza che la sua fosse una battaglia giusta: la morte di Vincenzo Viola. L’operaio Viola muore nel 2004 cadendo da una scala e sbattendo la testa, il secondo in dieci anni, senza contare la lunga lista dei feriti. “ Quella di Viola – racconta Salvatore – fu una morte che mi sconvolse e mi indusse ad un maggiore impegno”. Un crescendo di denunce quello di Salvatore. “ Ho accertato una impiantistica mal funzionante, spesso non c’erano gli aspiratori per i fumi, ponteggi non in regola e poi c’erano gli operai dell’indotto e le registrazioni fasulle”. I numeri degli infortuni venivano falsificati, secondo Palumbo. “ Non potendo modificare le statistiche degli infortuni, modificavano i registri invitando gli operai a mettersi in malattia per non registrare  l’infortunio”.  Un’accusa quella di Palumbo riferita alle aziende dell’indotto che lavoravano per la Fincantieri. Palumbo ha anche segnalato queste presunte manipolazioni ai sindacati, ma non ci sono riscontri né evidenze che le comprovano. Palumbo ha continuato a denunciare, a sottolineare la scarsa attenzione ai temi della sicurezza del lavoro. La sua attività sindacale trova riscontro anche nell’attività della magistratura. Pochi giorni fa la procura ha, infatti, sequestrato il bacino di muratura dei cantieri navali. L’iniziativa segue un blitz di dicembre nel quale erano state riscontrate carenze nelle misure di sicurezza, accertate dall’Asl. Ma nulla evita il licenziamento di Palumbo che arriva nell’ agosto 2007. Il motivo che l’azienda adduce come giustificazione del licenziamento è la seguente “ Palumbo, addetto ai servizi di guardia e assistenza agli impianti dei bacini di carenaggio del nostro cantiere navale di Palermo – si legge in una rettifica pubblicata sul quotidiano La Repubblica -  è stato licenziato nell’agosto del 2007 perché sorpreso in flagrante a pescare all’interno dello stabilimento, durante il turno di notte venendo meno alla mansione di vigilanza alla quale era preposto”. Questa versione viene puntualmente smentita da Nadia Spallitta, avvocato di Palumbo. " Palumbo non è stato colto in flagranza nell'atto di pescare e nessuno lo ha sorpreso mentre pescava, ma è stato semplicemente visto su uno dei moli interni al cantiere navale. Con un provvedimento ingiustificabile, sproporzionato e gravissimo, il lavoratore viene licenziato per un semplice sospetto senza prove puntuali ( la presunta canna telescopica non risulta essere stata sequestrata non è agli atti del giudizio)".

Ci sono altre incongruenze, la prima è relativa alla mansione che Fincantieri decide di far svolgere a Palumbo, nonostante soffrisse di claustrofobia. “ L’azienda mi ha tirato fuori dalle officine e mi ha messo in una zona, isolata, condizionandomi a lavorare a diciotto metri di profondità contro il parere del medico del lavoro che ha accertato che io non potevo lavorare in luoghi chiusi figurarsi a quella profondità”. Il licenziamento, è tuttora in corso un processo, risulta una misura esagerata. “L’azienda mi ha anche offerto 25 mila euro in cambio delle mie dimissioni. Ma solo a me hanno riservato questo trattamento. Un mio collega intento a pescare, reo confesso, è stato condonato. Per due miei colleghi di Genova che hanno preso la tintarella durante l’orario di lavoro è arrivata, fortunatamente, solo una sospensione di due giorni. Lo stesso dicasi per due colleghi che si sono messi a pescare. E allora perché licenziano solo me?”

La domanda resta come la dura lotta che Salvatore Palumbo continua a combattere per ottenere il reintegro. “ Ho tre figli ed una moglie non vorrei che il mio ritorno in Sicilia sia stata una scelta sbagliata, voglio vivere, lavorare e dare un futuro ai miei figli nella mia terra”.
*da www.articolo21.info

 

postato da: zonediconfine alle ore 17:04 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 03 febbraio 2009

Come un uomo sulla terra, il film documentario realizzato da Andrea Segre e Dagmawi Yimer in collaborazione con Riccardo Biadene, difficilmente verrà proiettato all'interno di una sala cinematografica, tanto meno si può sperare venga preso in considerazione dal nostro lungimirante servizio pubblico.


Come un uomo sulla terra è un documento scomodo, quella parte di verità che, l'Italia, e i suoi vertici politici vogliono continuare ad ignorare, soprattutto in queste ore, durante le quali è in discussione al Senato il nuovo pacchetto sicurezza, il ddl 733. Diritti umani negati nella Libia di Gheaddafi, quella stessa Libia con cui il Governo italiano ha stretto accordi per facilitare il respingimento degli immigrati clandestini, che, da quelle coste partono e a quelle coste devono far ritorno, indipendentemente dalle sorti a cui andranno incontro una volta tornati. Questi sono problemi che non riguardano il Governo italiano, e non riguardano il Ministro dell'interno, che anche ieri, nonostante il grave episodio di Nettuno, non ha trovato parole migliori per commentare la vicenda se non ribadire la linea della fermezza, anzi, della “cattiveria” nei confronti dei clandestini. Vecchia retorica e vecchio schema ben collaudato, l'individuazione e la demonizzazione di un “nemico” per sviare l'attenzione dai problemi interni.
Il ddl prevede una serie di norme restrittive e lesive dei diritti e della dignità umana, in netto contrasto con quanto stabilito in primis dalla nostra costituzione e in secondo luogo dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, ma anche questo appare come un problema secondario per chi ha il potere di decidere, e, il più delle volte non sta solo dalla parte della maggiorana, occupando, invece, le fila dell'opposizione. Anche se ad essere tirati in ballo sono i diritti.


“La grande maggioranza dei deputati, compresi moltissimi del PD hanno votato a favore del Trattato (Italia-Libia). A cosa è servita la trasmissione del film su YouDemTV? A cosa la nostra LETTERA APERTA AL PARTITO DEMOCRATICO ? Ne proviamo profonda vergogna e delusione!!” Si legge su comeunuomosullaterra.blogspot.com, il blog su cui per tutta la giornata di oggi, fino alle 21.00 di stasera sarà "proiettato on-line" il film in versione integrale. Democrazia della rete che ancora una volta conferma la sua capacità di bypassare le maglie di una voluta disinformazione.
La società civile, il mondo dell'associazionismo, laico e cattolico, in questi giorni, non ultima la CEI, non sono stati però con le mani in mano. Per tutta Italia sono stati organizzati sit-in, incontri, conferenze, dibattiti, cortei durante i quali è stato ribadito un no secco alle politiche securitarie e alla criminalizzazione dell'immigrato in quanto tale. Un vasto movimento circola soprattutto in rete, da Meltingpot, al Redattore sociale, al sito dell'ASGI, ai vari blog, tra cui spicca nopacchettosicurezza.blogspot.com.
Sono scesi nuovamente in piazza anche i ragazzi dell'Onda per gridare il loro no al ddl, lo hanno fatto sabato 31 a Roma, insieme ad un migliaio di persone, fra cui molti migranti. Protagoniste, ancora una volta, le donne “... che non vogliono essere usate come scusa per approvare leggi razziste e repressive. Le donne che non vogliono essere vittime, oltre che degli aggressori, anche del controllo coatto che la società patriarcale impone. Le donne che scelgono di autodeterminarsi e non subilre passivamente i tentativi di strumentalizzazione. Le donne che, se immigrate, sono doppiamente tenute ai margini, sfruttate, senza diritti. Le studentesse e le lavoratrici che vedono sempre piu' lontana la prospettiva di una sicurezza economica e lavorativa ( a meno che non trovino un buon partito, ovvio!).” Si legge nel comunicato diramato successivamente.


E se da un lato la Comunità di Sant'Egidio, il Centro Astalli e le Acli si sono mobilitate e hanno presentato al Governo una serie di proposte di riforma miglioartive per il pachetto sicurezza per quanto concerne matrimonio, cure mediche, residenza, "tassa" sui permessi di soggiorno, reato di clandestinità, prolungamento permanenza nei Centri di Identificazione ed Espulsione, dall'altra si moltiplicano le petizioni che viaggiano in rete rivolte ai senatori: il primo di MSF, ASGI, OISG e SIMM per chiedere di respingere l'emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, il secondo lanciato dagli autori di Come un uomo sulla terra e sottoscritto da alcuni intellettuali italiani per chiedere il blocco delle deportazioni verso la Libia.
Domani il Ministro Maroni sarà a Tripoli per sottoscrivere il protocollo attuativo del trattato, gli impegni ufficiali non gli consentiranno di verificare di persona quanto accade nei centri di detenzione di Kufrah e Sebah... Tanto è un problema che non ci riguarda.

Per vedere il documentario e firmare la petizione:

http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

postato da: zonediconfine alle ore 16:54 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 27 gennaio 2009

Il giorno della memoria... il Giorno della memoria deve servire affinchè fatti del genere non si verifichino più, perchè l'odio e l'intolleranza razziale non abbia la meglio sullo spirito di pacifica convivenza tra razze, culture e religioni diverse. Dovunque oggi risuona questa campana che sa' di stantio, di retorica, di “pura formalità”. La storia ci ha insegnato tanto, ma noi, come scolari svogliati, abbiamo appreso poco e male.
I fatti di questi giorni lo testimoniano. Ragazzi che vanno in giro sfoggiando svastiche inneggiando a Mussolini non appartengono a scenari fantastici, ma hanno spazio all'interno della cronaca quotidiana. E' successo anche l'altra sera a Guidonia, dopo che si era sparsa la notizia dello stupro ai danni di una giovane di 21 anni e del pestaggio del ragazzo ad opera di “ stranieri, forse est-europei” per scatenare la racbbia di gruppi di estrema destra. I giovani si sono prima riuniti per una manifestazione indetta da forza nuova, poi un gruppetto si è staccato dal corteo e ha pensato bene di aggredire alcuni malcapitati solo perchè rumeni o albanesi (tanto non fa differenza). Risultato, 9 stranieri aggrediti e due ragazzi italiani arrestati.
Ma la violenza gratuita è stata preceduta anche in questo caso, come in casi precedenti da una vera e propria “istigazione mediatica”. Alla prima indiscrezione secondo cui, i responsabili potevano essere rumeni, si è subito sostituita la certezza e dopo la certezza i proclami politici: dalla richieste del pugno di ferro, al controllo dell'immigrazione clandestina, fino a nuovi blitz ll'interno dei campi nomadi... Alla fine a farne le spese, colpevoli o innocenti, sono sempre loro.
E poi si dice che non esiste il pregiudizio...
Arriva infine oggi la notizia degli arresti a Guidonia: sei i rumeni presi grazie alle intercettazioni telefoniche e che dovranno essere sottosposti ad un confronto all'americana con le vittime.
Erano rumeni incensurati, ma questo nulla cambia nella visione di chi ha ben disegnato in testa il nemico contro cui scagliare i propri dardi, e siccome in questo i Rom sono piuttosto bravi come bersagli, allora eccoli di nuovo sulle pagine dei quotidiani senza aver fatto nulla di particolare.
Ecco la lettera scritta da Alemanno, Marrazzo e Zingaretti per chiedere un impegno immediato del Governo per risolvere la questione “insediamenti illegali” ( chissà perchè rispuntano subito dopo ogni stupro) ecco poi, qualche esponente leghista in quel di Milano che solleva lo stesso problema sottolineando che non vuol vedere la sua bella città sulle prime pagine dei giornali a causa della presenza di “bande rom”: “ Per evitare che tra qualche giorno finisca sui giornali anche la citta' di Milano come teatro di un nuovo episodio di stupro, invito il Prefetto ad attuare una serie di controlli a tappeto su tutti i campi nomadi presenti nel capoluogo lombardo, identificando tutti coloro che vivono nelle baraccopoli, espellendo immediatamente chi non ha alcun diritto a restare nel nostro Paese e smantellando ogni insediamento abusivo. La sicurezza dei nostri cittadini passa infatti attraverso azioni risolutive e preventive". A parlare è Davide Boni, capodelegazione della Lega Nord in giunta regionale lombarda. Chi spiegherà al sig. Boni che tra Rom e rumeni c'è qualche differenza, che anzi, tra loro, il più delle volte non corre buon sangue e che nella stessa Romania i rom non sono visti poi così bene?

postato da: zonediconfine alle ore 16:41 | Permalink | commenti
categoria:rom
giovedì, 22 gennaio 2009

“Cassazione: legittime ‘aspre critiche’ su lavoro vigili” così titolava in un lancio d'agenzia, l'AGI il 2 ottobre 2008. La corte di Cassazione aveva dato ragione a un ottantenne colpevole di aver aspramente criticato l'operato dei vigili della sua città, attraverso lettera aperta inviata al sindaco della cittadina. In un primo momento condannato per l'atto compiuto era stato riabilitato, perchè libero di esercitare il “diritto di critica”.
Ora quei bei tempi del libero esercizio di critica sembrano ormai appartenere a un'era “trapassata”. Fra i primi 33 articoli, passati al Senato e contenuti all'interno del ddl 733, noto anche come “pacchetto sicurezza” riappare come per magia il “reato di oltraggio a pubblico ufficiale”.
Il reato, risalente al codice penale di epoca fascista era stato abolito nel '99 perchè giudicato obsoleto, non più risponente alle necessità dei tempi. Nel 2005 An, relatore Luigi Bobbio, aveva tentato un ripescaggio senza incontrare particolari opposizioni neanche da parte dei DS che però ponevano una questione non di poco conto: bisognava distinguere tra l'oltraggio verbale e quello fisico e cercare di limitare gli “abusi” che potevano essere compiuti; difatti fino al '99 bastava la parola di un poliziotto per far si che il malcapitato un po' irascibile ne facesse le spese. Le pene previste in quella proposta erano però di gran lunga inferiori rispetto a quelle inserite nell'attuale disegno di legge: « Chiunque offende l' onore o il prestigio di un appartenente alle forze di polizia giudiziaria, in presenza del medesimo e a causa o nell' esercizio delle sue funzioni, è punito con la reclusione fino a un anno quando il fatto avvenga in presenza di una o più persone estranee all' ufficio di appartenenza della persona offesa. Se il fatto è commesso con violenza o minaccia la pena è della reclusione fino a due anni ».
Adesso i tempi sembrano maturi e sopratturtto sono cambiati, per cui la pena può essere addirittura triplicata in presenza dello stesso reato.
Le parole di soddisfazione espresse dalla maggioranza danno la cifra di “tale cambiamento”:
“Si ripristina così uno strumento di tutela per gli operatori della sicurezza che troppe volte, in occasioni di manifestazioni pubbliche, sono stati offesi e oltraggiati. Il ritorno di questa norma è un riconoscimento morale per le forze dell'ordine”. L'appprovazione però ha ancora una volta sfumature bipartisan, lo stesso Achille Serra (PD) ha dato il suo beneplacito.
Qualcosa a che vedere con le manifestazioni studentesche degli ultimi mesi? Con le proteste No Tva e No Dal Molin? O uno sguardo rivolto al “futuro”?
Una risposta valida a tale quesito è offerta  dal fautore dell'emendamento, Filippo Saltamartini (Pdl) che oltre a dirsi soddisfatto del fatto che "reintroduciamo l'oltraggio alle forze dell'ordine comprendendo come la tutela delle forze dell'ordine merita una tutela con norme penali". Precisa: "In sette mesi abbiamo previsto l'ergastolo per l'omicidio di un rappresentante delle forze dell'ordine e ora ripristiniamo l'oltraggio a pubblico ufficiale e così poniamo fine alla politica delle chiacchiere della richiesta delle commissioni sul G8 per passare alla politica dei fatti".
Il riferimento a Genova 2001, risulta più che mai esplicito e proietta immediatamente al prossimo G8, quello che si terrà in Sardegna.
Il teorema lodo Alfano, a conferma della “non uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge” trova  una naturale prosecuzione in questo emendamento, a cui si aggiunge un altro “dettaglio agghiacciante”, rivelato dal Corsera il 13 gennaio.
Il Ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, nella sua ansia di “pulizie di primavera” ha pensato bene di tagliare un po' di leggi, ben 29mila del 1861-1947... il punto è, che per un errore di “distrazione?”, ha dimenticato di salvare la norma che tutela il cittadino comune dagli “abusi compiuti  da pubblico ufficiale” (articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944: i cittadini sono esenti da sanzioni «quando il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio o pubblico impiegato» abbia causato la reazione dei cittadini «eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni».) Con tutto quello che ne consegue per il cittadino.
“Nel codice penale, infatti, alcuni articoli puniscono la resistenza o minaccia a pubblico ufficiale (fino a 5 anni); la violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario (fino a 7 anni); l'oltraggio a pubblico ufficiale (fino a 2 anni), a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario (fino a 3 anni), a un magistrato in udienza (fino a 4 anni).” (testuale dal Corriere)

Pur non volendo interpretare il tutto come un disegno preciso e volontario, rimane pur sempre il ricordo di Genova, con le sentenze ancora fresche nella memoria e nell'indignazione di tutti... Gli immigrati non possono dormire sonni tranquilli. Né possono sentirsi tranquilli i comuni cittadini, quelli che scendono in piazza a protestare, magari in corteo non autorizzato e “fanno resistenza”.
Però c'è chi ha deciso di non stare a guardare e si è organizzato. Durante la manifestazione a Roma per fermare l'eccidio a Gaza, circolavano anche dei volantini che invitavano la gente a prendere parte al sit-in tenutosi lunedì a Roma sotto al Senato per protestare contro un disegno di legge che in primis colpisce pesantemente i diritti degli immigrati (loro i principali protagonisti). Durante la conferenza stampa tenutasi in giornata è stato anche annunciato un corteo previsto sempre a Roma per il 31 gennaio, e una serie di iniziative, sia a livello locale che nazionale.
La rete contro il pacchetto sicurezza annuncia battaglia, e sul piede di guerra ci sono anche le associazioni laiche e cattoliche, che si battono per i diritti dei migranti.

http://nopacchettosicurezza.noblogs.org

postato da: zonediconfine alle ore 15:59 | Permalink | commenti
categoria:politica, resistenza, immigrazione, g8 , pacchetto sicurezza